L'unica prova clinica solida sull'uomo riguarda il metabolismo...

Akkermansia muciniphila e capelli: cosa dicono davvero le prove

Un solo studio, condotto su topi maschi C57BL/6, regge per intero la reputazione di Akkermansia muciniphila come batterio “anti-caduta”. Lo citano i produttori di probiotici, lo rilanciano i siti di divulgazione, e in ambulatorio inizia ad arrivare la domanda: «se sistemo l’intestino, mi ricrescono i capelli?». Prima di rispondere conviene guardare cosa quel batterio è, cosa quello studio ha effettivamente misurato, e a che distanza si trovi il topo dal cuoio capelluto di una persona.

Che cos’è Akkermansia muciniphila

Isolato e descritto nel 2004 (Derrien et al.), è un batterio anaerobio Gram-negativo del phylum Verrucomicrobiota, residente stabile dello strato mucoso intestinale, dove degrada la mucina impiegandola come fonte di carbonio e azoto. La sua abbondanza risulta inversamente correlata a sovrappeso, diabete di tipo 2 non trattato e ipertensione (Depommier et al., 2019).

L’unica prova clinica solida sull’uomo riguarda il metabolismo, non i capelli. Depommier e colleghi hanno somministrato per tre mesi 10¹⁰ batteri, vivi o pastorizzati, a volontari in sovrappeso e insulino-resistenti, in uno studio randomizzato in doppio cieco contro placebo (32 soggetti completati). La forma pastorizzata ha migliorato la sensibilità insulinica di circa il 29% e ridotto insulinemia e colesterolo totale; calo di peso e massa grassa sono andati nella direzione attesa senza raggiungere la significatività. Nessuna misura riguardava il capello. Il dato è stato replicato di recente in un trial di mantenimento del peso su 90 adulti, sempre su parametri metabolici (Nature Medicine, 2026).

Sul piano regolatorio la forma pastorizzata è autorizzata nell’Unione europea come nuovo alimento: Regolamento di esecuzione (UE) 2022/168 dell’8 febbraio 2022, impiego consentito in integratori alimentari e alimenti a fini medici speciali destinati alla popolazione adulta, con esclusione di gravidanza e allattamento, entro un limite massimo di 3,4 × 10¹⁰ cellule al giorno. L’autorizzazione recepisce la valutazione di sicurezza dell’EFSA (EFSA Journal 2021;19(9):6780). Certifica che il prodotto, entro quelle condizioni, non risulta nocivo. Non attesta alcuna efficacia, e nessun claim tricologico è stato presentato né approvato.

Questo è il punto di partenza reale: un batterio con effetti metabolici documentati nell’uomo, un via libera regolatorio che riguarda la sicurezza alimentare, e nessun endpoint tricologico mai valutato in un contesto clinico.

L’unico studio che lega il batterio ai capelli

Lee e colleghi (2023) hanno indotto inibizione della crescita pilifera iniettando testosterone sottocute nel dorso rasato di topi maschi, poi hanno somministrato per via orale Akkermansia viva o pastorizzata a 10⁸ CFU per cinque settimane. Nei topi trattati la crescita del pelo è ripresa contrastando l’effetto del testosterone; l’istologia ha mostrato follicoli più grandi, i livelli di β-catenina (via Wnt, associata alla progressione del ciclo pilifero) risultavano aumentati, così come alcuni fattori di crescita (Fgf7, Igf1, Fgf10, Fgf21). Tra forma viva e pastorizzata non emergevano differenze rilevanti. Gli autori collocano l’effetto vicino a quello della finasteride e scrivono, testualmente, che servono studi clinici per confermarlo.

Quattro elementi vanno tenuti in evidenza, perché è qui che la lettura superficiale scivola.

Primo: è un modello murino. Il dorso del topo ha un ciclo pilifero sincronizzato e follicoli che rispondono agli androgeni in modo opposto rispetto al cuoio capelluto umano. L’alopecia androgenetica dell’uomo è una miniaturizzazione DHT-dipendente di follicoli geneticamente predisposti; l’iniezione di testosterone nel dorso murino non riproduce quella condizione. La traslazione all’uomo non è un dettaglio tecnico, è il salto logico su cui l’intera estrapolazione regge o cade.

Secondo: lo studio documenta che la somministrazione orale si accompagna a modifiche cutanee a valle. Non ha mappato in vivo il percorso di segnale che porterebbe un batterio intestinale a modulare il follicolo: la via intermedia resta ipotizzata, non dimostrata.

Terzo: tra le affiliazioni degli autori compare Enterobiome Inc., azienda che sviluppa applicazioni del batterio. Non invalida i dati, ma va dichiarato.

Quarto: il titolo dell’articolo è formulato in modo controintuitivo rispetto ai risultati. Ciò che i dati mostrano è che Akkermansia ha contrastato la soppressione indotta dal testosterone, non che l’abbia favorita.

Il ponte indiretto: sindrome metabolica e capelli

Se un legame plausibile esiste, non passa da un effetto diretto sul follicolo. Passa dal metabolismo.

L’alopecia androgenetica è associata alla sindrome metabolica con una consistenza epidemiologica che non si può ignorare. La meta-analisi di Qiu e colleghi (2021), su 19 studi e 2.531 partecipanti, riporta un odds ratio aggregato di 3,46 per la prevalenza di sindrome metabolica nei soggetti con alopecia androgenetica rispetto ai controlli, con rischio maggiore nelle donne, nelle forme a esordio precoce e in soggetti di etnia africana. L’insulino-resistenza segue lo stesso profilo di associazione.

La sequenza che i sostenitori dell’ipotesi disegnano è questa: Akkermansia migliora la sensibilità insulinica e rinforza la barriera intestinale; l’insulino-resistenza è associata all’alopecia androgenetica; quindi migliorare l’assetto metabolico potrebbe riverberarsi sul capello. Ogni anello, preso da solo, poggia su dati reali. La catena nel suo insieme non è mai stata verificata. Associazione non è causa: nessuno studio ha dimostrato che correggere l’insulino-resistenza tramite un probiotico modifichi il decorso di un’alopecia in una persona.

Microbiota intestinale e cuoio capelluto: i dati sull’uomo

Sull’uomo l’evidenza disponibile è di tipo osservazionale e descrive correlazioni, non meccanismi provati.

Jung e colleghi (2022) hanno analizzato con sequenziamento 16S rRNA il microbioma di cuoio capelluto e intestino in 141 coreani, con e senza alopecia androgenetica. Nei soggetti con diradamento la diversità alfa del cuoio capelluto risultava più alta e i batteri residenti (Cutibacterium, Staphylococcus) diminuiti, con reti di correlazione tra microbioma cutaneo e intestinale più fitte rispetto ai controlli. Lo studio è trasversale: fotografa una differenza, non stabilisce una direzione di causa. Va notato che tra le affiliazioni figura un’azienda cosmetica, elemento coerente con l’interesse commerciale del settore verso questi dati.

Un’analisi di randomizzazione mendeliana pubblicata su Medicine nel 2024 ha suggerito un contributo causale del microbiota all’alopecia androgenetica, ma i taxa implicati erano altri — gruppi dei Lachnospiraceae, Oxalobacter, Eubacterium rectale, Roseburia. Akkermansia muciniphila non compariva tra i batteri individuati. È un’assenza che pesa: quando si è cercato un segnale causale con metodo genetico, il candidato del marketing non è emerso.

Sul versante interventistico esiste qualche segnale, ma su altri prodotti e altre patologie. Un trial randomizzato ha valutato una miscela di probiotici orali nell’alopecia areata (Navarro-Belmonte et al., 2024): patologia autoimmune, non androgenetica, e miscela, non Akkermansia isolata. La revisione di Carrington e colleghi (2023) sull’asse intestino-cute nelle alopecie conclude che le alterazioni del microbioma sono associate a diverse forme di caduta e che trapianto fecale e probiotici hanno un potenziale da esplorare. “Potenziale da esplorare” è la formula corretta, e resta tale.

Dove la catena si interrompe

Riassumo lo stato delle prove senza addolcirlo. Un solo studio lega Akkermansia alla crescita pilifera, ed è su topi, con un modello che non riproduce l’alopecia umana. Sull’uomo il batterio ha effetti documentati solo su parametri metabolici. Il legame tra assetto metabolico e capello è un’associazione epidemiologica robusta ma non causalmente dimostrata. Nessuno studio chiude l’anello: manca il lavoro che somministri Akkermansia a persone e misuri un esito tricologico. Finché quel lavoro non esiste, “batterio per la ricrescita” è una promessa, non un dato.

Cosa cambia nella pratica cosmetica tricologica

La distanza tra un’ipotesi interessante e una raccomandazione operativa è esattamente il perimetro entro cui lavoriamo.

Consigliare un probiotico per la caduta dei capelli non rientra nell’ambito cosmetico e non trova, oggi, sostegno nei dati. Integratori e batteri probiotici sono materia medica, e la loro eventuale assunzione va decisa e monitorata da chi ne ha titolo, tanto più in presenza di un quadro metabolico da valutare.

Ciò che questi studi cambiano nella lettura professionale è la capacità di collocare il capello in un contesto sistemico. Un diradamento a esordio precoce che si accompagna a segni compatibili con un profilo metabolico alterato merita, oltre all’osservazione tricologica, il suggerimento di un approfondimento medico. Riconoscere il segnale e indirizzarlo è competenza; interpretarlo e trattarlo è atto clinico. La differenza tra le due cose non è una formalità deontologica: è la linea che tiene la nostra pratica utile e credibile.


Disclaimer deontologico. Il presente contenuto ha finalità informativa e formativa e si colloca nell’ambito cosmetico e cosmetologico definito dal Regolamento (CE) 1223/2009. Non costituisce indicazione diagnostica né terapeutica. La diagnosi e la gestione clinica dell’alopecia, così come di qualunque condizione intestinale o metabolica, competono al medico. Nulla di quanto riportato va inteso come raccomandazione ad assumere probiotici, integratori o altri prodotti: ogni decisione in tal senso spetta a un professionista sanitario abilitato.


Bibliografia

  • Derrien M, Vaughan EE, Plugge CM, de Vos WM. Akkermansia muciniphila gen. nov., sp. nov., a human intestinal mucin-degrading bacterium. International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology. 2004;54(5):1469–1476. DOI: 10.1099/ijs.0.02873-0
  • EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens (NDA). Safety of pasteurised Akkermansia muciniphila as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283. EFSA Journal. 2021;19(9):6780.
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2022/168 della Commissione dell’8 febbraio 2022, che autorizza l’immissione sul mercato dell’Akkermansia muciniphila pastorizzato quale nuovo alimento. GUUE, CELEX 32022R0168.
  • Lee E, Kim D, Seo H-D, Hahm J-H, Seo J-G, Lee S-N, Kim D-H, Ahn J, Jung CH. Akkermansia muciniphila promotes testosterone-mediated hair growth inhibition in mice. FASEB BioAdvances. 2023;5(12):521–527. DOI: 10.1096/fba.2023-00056
  • Depommier C, Everard A, Druart C, Plovier H, Van Hul M, Vieira-Silva S, Falony G, Raes J, Maiter D, Delzenne NM, de Barsy M, Loumaye A, Hermans MP, Thissen J-P, de Vos WM, Cani PD. Supplementation with Akkermansia muciniphila in overweight and obese human volunteers: a proof-of-concept exploratory study. Nature Medicine. 2019;25(7):1096–1103. DOI: 10.1038/s41591-019-0495-2
  • Qiu Y, Zhou X, Fu S, Luo S, Li Y. Systematic Review and Meta-analysis of the Association Between Metabolic Syndrome and Androgenetic Alopecia. Acta Dermato-Venereologica. 2021;101. DOI: 10.2340/actadv.v101.1012
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  • Causal relationship between gut microbiota and androgenetic alopecia: A Mendelian randomization study.Medicine (Baltimore). 2024.
  • Navarro-Belmonte MR, Aguado-García Á, Sánchez-Pellicer P, Núñez-Delegido E, Navarro-Moratalla L, Martínez-Villaescusa M, et al. The effect of an oral probiotic mixture on clinical evolution and the gut and skin microbiome in patients with alopecia areata: A randomized clinical trial. Cosmetics. 2024;11(4):119. DOI: 10.3390/cosmetics11040119
  • Carrington AE, Maloh J, Nong Y, et al. The Gut and Skin Microbiome in Alopecia: Associations and Interventions.Journal of Clinical and Aesthetic Dermatology. 2023;16(10):59–64. PMID: 37915336

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