"è la dose che fa il veleno..."
Martedì pomeriggio, corsia quattro. Nel carrello: due tranci di pesce spada per il weekend, tonno in scatola per le insalate della settimana, un sacchetto di noci del Brasile perché qualcuno su Instagram ha detto che “tre al giorno riattivano la tiroide”. Alla cassa, ultimo gesto automatico, un multivitaminico “capelli e unghie” preso dall’espositore.
Nessuno di questi acquisti è un errore. Ognuno, però, porta con sé una storia chimica che il tuo follicolo pilifero conoscerà tra qualche settimana. E la conoscerà bene, perché il follicolo è uno dei tessuti più voraci del corpo umano.
Un tessuto che mangia tutto
Una revisione pubblicata nel 2024 su Skin Appendage Disorders dal gruppo di dermatologia dell’Università di Miami mette a fuoco un punto anatomico che cambia la prospettiva: i follicoli piliferi sono particolarmente vulnerabili agli inquinanti ambientali proprio per i loro alti livelli di proliferazione e perfusione. Sono esposti due volte. Direttamente, ai contaminanti che attraversano la cute. Indirettamente, a tutto ciò che ingeriamo o respiriamo e che arriva al bulbo attraverso il sangue.
Un tessuto che si rinnova a quella velocità ha bisogno di un rifornimento continuo di nutrienti. Il rovescio è ovvio: chi assorbe tanto, assorbe tutto. Anche gli ospiti non invitati.
La stessa revisione elenca ciò che la letteratura ha documentato finora: pesticidi e metalli pesanti risultano collegati ad alopecia areata ed effluvio anagen acuto, gli idrocarburi policiclici aromatici all’alopecia androgenetica, il particolato atmosferico alle risposte infiammatorie del cuoio capelluto. Non serve altro per capire che la domanda “cosa metto sui capelli?” è meno interessante della domanda “cosa metto nel piatto, e da quanto tempo?”.
Torniamo al carrello.
Prima fermata: il banco del pesce
Il mercurio non nasce nel tonno. Ci arriva risalendo la catena alimentare: i pesci piccoli lo accumulano dall’acqua, i predatori mangiano i pesci piccoli, e i grandi predatori longevi come tonno e pesce spada ne concentrano quantità crescenti nei tessuti. Una revisione sistematica pubblicata su Skin Appendage Disorders nel 2018 (Yu et al.), che ha analizzato la letteratura su alopecia e agenti tossici, colloca il mercurio tra gli agenti con la più forte evidenza di associazione alla caduta dei capelli, insieme a tallio e selenio.
Prima che tu rinunci alla tartare di sabato: nessuno perde i capelli per un piatto di pesce crudo. Paracelso lo aveva già scritto nel Cinquecento, ed è ancora la frase più utile di tutta la tossicologia: è la dose che fa il veleno. Il problema non è il singolo trancio. È il pesce spada tre volte a settimana per anni, sommato al resto del carico che l’organismo gestisce ogni giorno. L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha fissato per il metilmercurio una dose settimanale tollerabile di 1,3 µg per kg di peso corporeo, e raccomanda attenzione proprio ai grandi predatori per i consumatori abituali.
Seconda fermata: il superfood che gioca a dadi
Le noci del Brasile meritano un capitolo a parte, perché sono il caso più istruttivo di tutto il supermercato.
Sono davvero la fonte alimentare più ricca di selenio, un oligoelemento essenziale per la funzione tiroidea e per il follicolo stesso. Fin qui il consiglio social regge. Il dettaglio che il reel da trenta secondi non racconta: queste noci iperaccumulano selenio dal suolo in modo imprevedibile, con un contenuto che può variare da 10 a 800 µg per singola noce a seconda della zona di coltivazione. Il limite massimo tollerabile per un adulto è 400 µg al giorno. Fai i conti: la “manciata quotidiana” può valere un decimo della soglia oppure superarla del doppio, e dall’esterno le noci sono identiche.
Lo stesso elemento compare quindi in due liste opposte. Nutriente indispensabile a dosi fisiologiche. Agente con forte evidenza di associazione all’alopecia in eccesso, secondo la medesima revisione di Yu. Non è un paradosso della natura: è la dimostrazione che “naturale” e “sicuro” viaggiano su binari separati, e che la quantità decide da che parte stai.
Terza fermata: lo scaffale degli integratori
Qui la cronaca supera qualunque esempio teorico.
Aprile 2008, Stati Uniti. La FDA avverte i consumatori di non ingerire l’integratore liquido “Total Body Formula”: le analisi rivelano un contenuto di selenio oltre 200 volte superiore ai 200 µg dichiarati in etichetta, per un errore di formulazione. Il bilancio, documentato in una case series pubblicata su Clinical Toxicology: 201 persone colpite, il più grande episodio di selenosi nella storia americana. Tra i sintomi riportati, in ordine di frequenza: fatica, perdita di capelli, dolori articolari e muscolari, anomalie ungueali, disturbi gastrointestinali. Alcuni soggetti, seguiti per anni attraverso le concentrazioni di selenio nelle unghie, hanno riportato effetti persistenti a distanza di due anni e mezzo.
Rileggi il nome del prodotto. “Total Body Formula”. Persone che assumevano un integrale benessere in fiala, molte proprio per capelli e vitalità, e che hanno visto i capelli andarsene per mano dello stesso flacone. La storia non ha bisogno di commenti ironici: li contiene già.
Vale la precisazione, doverosa: la colpa non fu del selenio ma di una formulazione sbagliata, un evento raro in un settore comunque regolamentato. Il caso però illumina una zona d’ombra reale. Quanti integratori si sommano oggi nella tua routine? Il multivitaminico, quello “specifico capelli”, magari un terzo consigliato in palestra. Il selenio compare spesso in tutti e tre, e nessuna etichetta conosce le altre due.
Dove finisce l’allarme e comincia il ragionamento
Fermiamoci prima di trasformare la spesa in un campo minato, perché sarebbe la lettura sbagliata.
I controlli europei sui residui alimentari esistono e funzionano. I limiti di legge pure. La stragrande maggioranza delle persone non raggiungerà mai soglie tossicologiche attraverso il cibo, e chi ti promette di “disintossicare i capelli dai metalli” con uno shampoo ti sta vendendo esattamente la stessa merce di chi nega il problema: una semplificazione. La questione seria ha un altro nome, carico complessivo. Cosa mangi, con quale frequenza, cosa integri, a cosa sei esposto per lavoro, quanto stress attraversi. Elementi singolarmente innocui che sommati, in alcune persone e in alcuni periodi, spostano un equilibrio.
E il capello, di quell’equilibrio, tiene il diario.
La scatola nera
C’è un rovesciamento finale che vale tutto l’articolo. Il capello non si limita a subire i contaminanti: li archivia. La ricerca tossicologica lo usa come biomarcatore proprio per questo. Uno studio pubblicato nel 2022 su Rapid Communications in Mass Spectrometry ha quantificato residui di glifosato nei capelli di agricoltori esposti, a concentrazioni tra 14 e 188 pg/mg, proponendo il fusto come strumento per misurare l’esposizione a lungo termine. Il capello cresce circa un centimetro al mese e in quel centimetro fissa una parte di ciò che circolava nel sangue. Una scatola nera che porti in testa.
Per questo, quando la caduta aumenta o la cute cambia comportamento, l’osservazione veloce della superficie racconta poco. Il segnale visibile oggi può avere radici in qualcosa che è entrato nell’organismo mesi fa, dal piatto, dal flacone o dall’ambiente. Serve qualcuno che sappia fare le domande giuste prima di guardare: cosa è cambiato nella tua alimentazione, cosa assumi, da quando, cosa fai di mestiere. Un Tecnico Tricologo Specializzato formato con Accademia di Tricologia lavora esattamente su questa lettura dei segni del cuoio capelluto, collegando ciò che osserva alla storia della persona. E sa riconoscere il confine: quando il quadro suggerisce un’esposizione o una condizione che richiede accertamenti, il passaggio al medico è parte del metodo, non una resa.
La prossima volta che spingi il carrello lungo la corsia quattro, non serve paura. Serve una domanda: se il tuo capello tiene il diario di quello che mangi, tu sapresti dire cosa c’è scritto negli ultimi sei mesi?
Il Tecnico Tricologo osserva e registra i segni del cuoio capelluto e del capello; non formula diagnosi, non prescrive terapie e non sostituisce il medico. Ogni sospetto di esposizione tossica o condizione clinica va approfondito con le figure sanitarie competenti.
Fonti
- Samra T., Lin R.R., Maderal A.D., The Effects of Environmental Pollutants and Exposures on Hair Follicle Pathophysiology, Skin Appendage Disorders, 2024;10(4):262–272. DOI: 10.1159/000537745
- Yu V. et al., Alopecia and Associated Toxic Agents: A Systematic Review, Skin Appendage Disorders, 2018;4(4):245–260. DOI: 10.1159/000485749
- MacFarquhar J.K. et al., Acute selenium toxicity associated with a dietary supplement, Archives of Internal Medicine / case series in Clinical Toxicology, 2011. PMID: 22165838
- Morris J.S., Crane S.B., Selenium Toxicity from a Misformulated Dietary Supplement, Adverse Health Effects, and the Temporal Response in the Nail Biologic Monitor, Nutrients, 2013;5(4):1024–1057. DOI: 10.3390/nu5041024
- EFSA, Scientific Opinion on the risk for public health related to the presence of mercury and methylmercury in food, EFSA Journal, 2012;10(12):2985
- Alvarez F. et al., Glyphosate and aminomethylphosphonic acid in human hair quantified by an LC-MS/MS method, 2022. PMID: 35491500

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Sono Elena Pozzan, Formatrice e Fondatrice di Accademia di Tricologia…
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