È un meccanismo diverso da quello dei due trattamenti più noti...

Clascoterone: la prima molecola nuova contro la caduta in trent’anni. Perché conviene parlarne con i piedi per terra

Negli ultimi mesi un nome ha iniziato a circolare ben oltre le sale dei congressi di dermatologia: clascoterone. Titoli entusiastici, percentuali a tre cifre, l’etichetta di “svolta storica”. E quando una notizia del genere arriva ai giornali e ai social, arriva anche dietro la poltrona del tuo salone: sarà il cliente, prima ancora del medico, a chiederti se è vero che “hanno trovato la cura per la calvizie”.

Proprio per questo vale la pena conoscere bene la storia. Non per cavalcare l’entusiasmo, ma per poter rispondere con competenza, distinguendo ciò che è documentato da ciò che, ad oggi, resta una promessa da confermare.

Una premessa, prima di iniziare. Questo articolo non ha la pretesa di avere la verità in tasca. Vogliamo solo mettere in fila informazioni verificabili e, come sempre, invitiamo chi legge ad approfondire per conto proprio. Non intendiamo in alcun modo sostituirci ai medici, ai quali spetta ogni valutazione clinica e ogni eventuale prescrizione. Crediamo però sia giusto non lasciarsi travolgere dall’onda di entusiasmo di certe pubblicazioni sui social, che rischia di indurre valutazioni affrettate.

Cos’è, in concreto

Il clascoterone è una molecola di sintesi (nome chimico cortexolone 17α-propionato, sigla di sviluppo CB-03-01). Appartiene alla categoria degli inibitori topici del recettore degli androgeni: in pratica compete con il diidrotestosterone (DHT) per il legame al recettore, direttamente sul cuoio capelluto, senza agire sugli ormoni in circolo nel resto del corpo.

È un meccanismo diverso da quello dei due trattamenti più noti. Il minoxidil è un vasodilatatore; la finasteride agisce a livello sistemico bloccando l’enzima 5-alfa-reduttasi. Il clascoterone, invece, lavora localmente sul bersaglio ormonale del follicolo, puntando ad evitare gli effetti sistemici.

Una precisazione che molte fonti divulgative confondono: la versione all’1% di questa molecola (nome commerciale Winlevi) è già approvata dal 2020 per il trattamento dell’acne. Per la caduta dei capelli, invece, è in sviluppo una soluzione al 5% (nome di progetto Breezula), a concentrazione più alta perché deve raggiungere i follicoli in profondità. Si tratta quindi di due prodotti distinti, con la stessa sostanza attiva ma indicazioni e dossier separati.

Il motivo per cui se ne parla tanto è uno solo, ma pesante: se approvato, il clascoterone sarebbe il primo nuovo meccanismo d’azione per l’alopecia androgenetica in oltre trent’anni, da quando la finasteride fu approvata nel 1997.

I numeri che hanno fatto notizia

A inizio dicembre 2025, l’azienda che sviluppa la molecola ha comunicato i risultati di due studi gemelli di Fase 3, denominati SCALP 1 e SCALP 2, che hanno coinvolto complessivamente 1.465 pazienti maschi con alopecia androgenetica, in circa cinquanta centri tra Stati Uniti ed Europa.

I dati diffusi parlano di un miglioramento relativo della conta dei capelli nell’area bersaglio (Target-Area Hair Count) del 539% rispetto al placebo in uno studio e del 168% nell’altro, con significatività statistica e un profilo di sicurezza definito comparabile a quello del veicolo, cioè del placebo, e con esposizione sistemica minima. Sono stati inoltre riportati dati di sicurezza positivi a dodici mesi.

Su carta, numeri importanti. Ma è qui che inizia la parte che un professionista serio non può saltare.

Serve cautela: i fatti, non le opinioni

Ci sono ragioni concrete e documentabili per non trattare questa notizia come una certezza acquisita.

1. I dati di Fase 3 non sono ancora una pubblicazione scientifica. Le percentuali che hanno fatto il giro del mondo provengono da un comunicato stampa aziendale e da presentazioni a congressi, non da un articolo pubblicato su una rivista peer-reviewed, cioè validato dalla revisione di altri esperti indipendenti. Finché quella pubblicazione completa non esce, i dati restano “topline”: l’annuncio dei risultati principali, non il dato verificato nel dettaglio.

2. Il modo in cui i numeri sono presentati può amplificarne la portata. La distanza tra il 539% e il 168% è enorme, e la stessa azienda l’ha spiegata attribuendola interamente ai diversi valori di partenza dei due gruppi di pazienti, non a una diversa efficacia del farmaco. Quando si parte da una conta di capelli più bassa, lo stesso aumento assoluto produce una percentuale di miglioramento molto più alta. Tradotto: un “539%” colpisce, ma da solo non racconta quanti capelli in più si vedano davvero allo specchio.

3. L’unica documentazione peer-reviewed robusta riguarda la formulazione per l’acne. Gli studi clinici di Fase 3 pubblicati su rivista scientifica per questa molecola riguardano la versione all’1% per l’acne, non la soluzione al 5% per i capelli. Per la caduta, la letteratura pubblicata copre soprattutto il meccanismo d’azione e le fasi precoci di sviluppo.

4. Non è approvato né in commercio. Le richieste di approvazione alle autorità regolatorie statunitense ed europea sono in corso, con i dati di sicurezza a dodici mesi in via di finalizzazione. Ad oggi nessuno può acquistarlo come trattamento per la caduta: parliamo di un prodotto ancora in fase di valutazione.

5. È un farmaco, non un cosmetico. Questa è la distinzione più importante per chi lavora dietro la poltrona. Il clascoterone è un medicinale: la sua eventuale prescrizione e gestione spettano al medico, non rientrano nella pratica del salone. Conoscerlo serve per informare e indirizzare correttamente, non per proporlo o applicarlo.

6. Anche in caso di successo, non sarebbe una “guarigione”. L’alopecia androgenetica è una condizione cronica. Come per i trattamenti attuali, l’aspettativa realistica sarebbe un uso continuativo per mantenere i risultati, non un’applicazione una tantum risolutiva.

La situazione in Italia: cosa cambia (e cosa no)

C’è un aspetto che riguarda direttamente il nostro Paese e che spesso sfugge nella confusione generale. In Italia il clascoterone, per finalità tricologica, in un certo senso esiste già — ma soltanto come preparazione galenica magistrale, su prescrizione medica.

Il meccanismo giuridico è preciso: la Legge 94/1998 (il cosiddetto “decreto Di Bella”, articolo 5) consente al medico di prescrivere un preparato galenico a base di un principio attivo già contenuto in un medicinale autorizzato nell’Unione Europea. Poiché la crema all’1% per l’acne (Winlevi) è autorizzata, questa condizione risulta soddisfatta, e il farmacista può allestire una preparazione a concentrazione diversa per uso sul cuoio capelluto.

Attenzione a cosa significa davvero, però. È una strada che richiede prescrizione medica e controllo specialistico: non è un prodotto da acquistare e usare in autonomia, e tantomeno qualcosa che possa entrare nella pratica del salone. Come farmaco industriale pronto e approvato per i capelli, oggi, non esiste: l’unico medicinale a base di clascoterone autorizzato in Europa resta la crema all’1% per l’acne.

Va aggiunto anche un rilievo di cautela che arriva proprio dal mondo della preparazione galenica. Mentre dalla crema all’1% per l’acne l’assorbimento nel sangue è minimo, alle concentrazioni più alte usate in tricologia, e applicato sul cuoio capelluto, una quota di assorbimento sistemico misurabile potrebbe esserci e tende ad accumularsi. Resta comunque un profilo più “locale” rispetto agli antiandrogeni assunti per via orale, ma è un motivo in più per ribadire che la gestione spetta al medico.

Per chi lavora dietro la poltrona, questo tassello è prezioso: spiega perché, anche in Italia e già oggi, il clascoterone sia materia strettamente medica — prescrizione più preparazione in farmacia — e non un cosmetico da proporre o applicare.

Cosa significa tutto questo per il parrucchiere

Qui sta il punto che riguarda davvero il tuo lavoro. Per frequenza di contatto con il cliente, il parrucchiere è spesso il primo a cui ci si rivolge quando si nota un capello più sottile, un diradamento, una caduta che preoccupa. Molto prima del dermatologo.

Questo significa due cose. La prima: sei tu, in molti casi, a ricevere la domanda “ho letto di questa nuova cura, funziona?”. La seconda: la qualità della tua risposta costruisce — o erode — la tua credibilità professionale.

Un parrucchiere preparato non liquida la domanda con un “sì, è la svolta” né con un “sono tutte chiacchiere”. Sa spiegare che esiste una molecola promettente, in fase avanzata di studio, con un meccanismo nuovo; che i dati vanno però ancora confermati dalla pubblicazione scientifica completa; che si tratta di un farmaco di competenza medica; e che, nel frattempo, l’osservazione attenta del cuoio capelluto e la scelta di prodotti cosmetici adeguati restano il terreno su cui può agire concretamente.

È la differenza tra subire la notizia e governarla.

In sintesi

Ciò che è documentato Ciò che resta da verificare
Meccanismo d’azione (inibitore topico del recettore degli androgeni), validato in studi pubblicati Pubblicazione peer-reviewed completa dei risultati di Fase 3 sulla caduta
Versione all’1% approvata dal 2020 per l’acne Approvazione della soluzione al 5% per l’alopecia androgenetica
Risultati topline di Fase 3 annunciati (dicembre 2025) Entità reale e clinicamente percepibile del beneficio sui capelli
Profilo di sicurezza riportato come comparabile al placebo Sicurezza ed efficacia a lungo termine nell’uso continuativo
In Italia disponibile come preparazione galenica magistrale, solo su prescrizione medica Entità reale dell’assorbimento sistemico alle concentrazioni tricologiche

Il clascoterone è probabilmente la notizia più interessante degli ultimi trent’anni in questo campo. Ma “interessante” non è ancora “dimostrato e disponibile”. Il professionista che continua a formarsi è quello capace di tenere insieme entusiasmo e rigore: riconoscere il valore di una scoperta senza promettere al cliente ciò che la scienza non ha ancora confermato.

È esattamente questo equilibrio — competenza aggiornata e onestà verso il cliente — a fare la differenza tra chi taglia capelli e chi diventa un punto di riferimento per la salute del capello.

Lo ribadiamo, perché ci teniamo: con questo articolo non pretendiamo di avere l’ultima parola. Invitiamo ciascun lettore ad approfondire, a confrontarsi con il proprio medico e a verificare le fonti. Il nostro intento non è sostituirci a chi cura, ma offrire uno sguardo lucido che aiuti a non farsi prendere dall’onda dell’entusiasmo social, là dove servirebbe invece pazienza e spirito critico.


Fonti verificabili

  • Cosmo Pharmaceuticals N.V., comunicato stampa “Topline Phase III results from SCALP 1 and SCALP 2 for clascoterone 5% solution” (3 dicembre 2025).
  • ClinicalTrials.gov: SCALP 1 (NCT05910450); SCALP 2 (NCT05914805); studio di Fase 2 su maschi con confronto vs minoxidil 5% (NCT02279823).
  • Rosette C. et al., Journal of Drugs in Dermatology 2019;18:197-201 (attività antagonista sul recettore degli androgeni nelle cellule della papilla dermica).
  • Tosti A., Siah T.W., “Clascoterone as a novel treatment for androgenetic alopecia”, Dermatology and Therapy2020;10:527-534 (PubMed: 32421862).
  • Hebert A. et al., JAMA Dermatology 2020 (studi di Fase 3 sulla formulazione all’1% per l’acne).
  • Siah T.W., Sinclair R., “Androgenetic alopecia: therapy update”, Drugs 2023;83:701-715.
  • Dermatology Times, copertura dei dati di sicurezza a 12 mesi del clascoterone 5% (2026).
  • Sulla situazione regolatoria italiana e sulla preparazione galenica magistrale (Legge 94/1998, art. 5) e sull’assorbimento sistemico alle concentrazioni tricologiche: approfondimenti divulgativi di Farmagalenica e di gruppi medici tricologici italiani (2026).

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Sono Elena Pozzan, Formatrice e Fondatrice di Accademia di Tricologia…

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