Mille quattrocento quarantadue persone....
Dal tipo I al tipo VIII: come la struttura del capello cambia tutto in formulazione cosmetica
Mille quattrocento quarantadue persone. Diciotto paesi. Quattro parametri biofisici misurati al microscopio. Sono i numeri dello studio di Roland De La Mettrie pubblicato sulla rivista Human Biology nel 2007, lo studio che ha rivoluzionato la classificazione internazionale dei capelli — e con essa, la formulazione cosmetica. Otto categorie, da capello completamente liscio (Tipo I) a capello strettamente arricciato (Tipo VIII), classificate non più per etnia ma per struttura oggettiva del fusto.
Ma qui inizia la parte interessante per il professionista. Perché un capello Tipo I e un capello Tipo VIII non si differenziano solo per come “appaiono”. Si differenziano in tutto: nella forma del follicolo che li produce, nella distribuzione del sebo lungo il fusto, nella composizione lipidica della cuticola, nella porosità, nella resistenza meccanica, nella suscettibilità ai danni, nella risposta ai tensioattivi. Un cosmetico formulato per un Tipo II può essere disastroso su un Tipo VII. E il contrario è altrettanto vero.
In questo articolo entriamo nel cuore tecnico della questione: cosa cambia biologicamente da un tipo all’altro, e perché ogni categoria richiede strategie di formulazione, detersione e trattamento radicalmente diverse. Per il professionista che vuole superare l’approccio “uno shampoo per tutti”, queste sono informazioni operative essenziali.
Il punto di partenza: la forma del follicolo determina tutto
Il primo dato fondamentale è anatomico. La forma del capello dipende dalla forma del follicolo, e la forma del follicolo è geneticamente determinata.
I tre maggiori tipi etnici di capello generalmente riconosciuti sono africano, asiatico e caucasico. Sotto esame microscopico a basso ingrandimento, in sezione trasversale, il capello asiatico appare circolare e di diametro maggiore rispetto agli altri tipi etnici. Il capello africano è più ellittico (ovale) con un’ampia variazione di forma. Il capello caucasico tende ad essere intermedio in sezione trasversale tra il capello asiatico e quello africano. In forma longitudinale, il capello africano mostra arricciature e torsioni irregolari, il capello asiatico è liscio senza irregolarità, e il capello caucasico è generalmente liscio con poche irregolarità di forma. Happy Head
In sintesi:
- Follicolo rotondo → capello liscio (Tipo I-II). Il fusto esce dritto perché la sezione circolare distribuisce uniformemente le forze di crescita.
- Follicolo leggermente ellittico → capello ondulato o riccio (Tipo III-V). L’asimmetria nella sezione provoca onde o ricci.
- Follicolo molto ellittico, curvo nel suo decorso sottocutaneo → capello strettamente arricciato (Tipo VI-VIII). La curvatura del bulbo nel derma fa sì che il capello esca con una torsione marcata.
Questo dettaglio anatomico — il bulbo curvo del Tipo VIII — è cruciale per comprendere uno dei problemi più seri di questa tipologia: il sebo prodotto dalla ghiandola sebacea fatica a distribuirsi lungo il fusto, perché il percorso geometrico è tortuoso. Il risultato è duplice: cuoio capelluto tendenzialmente più oleoso vicino alla radice, fusto progressivamente più secco verso le punte.
Le proprietà biofisiche che cambiano da tipo a tipo
Riassumiamo i parametri principali che variano lungo la scala da I a VIII, sulla base della letteratura scientifica.
Diametro del fusto
I capelli asiatici (Tipo I) hanno il diametro maggiore — mediamente 80-120 micrometri. I capelli caucasici (Tipo I-IV) sono i più sottili — mediamente 50-90 micrometri. I capelli africani (Tipo VI-VIII) hanno diametro intermedio ma con grandi variazioni individuali.
Implicazione formulativa: Un fusto sottile (Tipo II caucasico) si appesantisce facilmente con burri o oli pesanti, perdendo volume. Un fusto spesso (Tipo I asiatico) può accogliere formulazioni più ricche senza appesantirsi, ma richiede tensioattivi più efficaci per essere detersificato in profondità.
Distribuzione del sebo lungo il fusto
Sul capello liscio, il sebo scorre facilmente dalla radice lungo il fusto seguendo la cuticola piatta e regolare. Il risultato è una lubrificazione naturale efficace dalla radice alle punte.
Sul capello fortemente arricciato (Tipo VII-VIII), ogni torsione del fusto crea un “punto di interruzione” per il movimento del sebo. Il sebo non raggiunge mai le punte. Questo è il motivo biologico per cui i capelli Tipo VIII tendono ad essere strutturalmente secchi, indipendentemente da quanto sebo produca la ghiandola sebacea.
Implicazione formulativa: I capelli Tipo VI-VIII necessitano di co-washing, condizionanti ricchi, leave-in ad alta percentuale di lipidi e burri. I capelli Tipo I-II beneficiano invece di formulazioni leggere, sieri non occlusivi e detergenti più tecnici per evitare l’accumulo.
Composizione lipidica della cuticola
Qui la ricerca recente ha portato alla luce un dato sorprendente. Uno studio del 2020 pubblicato su Skin Research and Technology ha analizzato in dettaglio la composizione lipidica della cuticola nei tre macro-gruppi etnici.
Lo studio ha caratterizzato e rilevato le possibili differenze tra capelli di tre diverse etnie: africana, asiatica e caucasica. L’analisi spettroscopica ha mostrato differenze notevoli nei lipidi della cuticola. La cuticola africana mostrava più lipidi con un bilayer di ordine inferiore. Lo strato più esterno delle fibre caucasiche conteneva più lipidi ordinati, e le fibre asiatiche mostrano un livello molto basso di lipidi sulla regione della cuticola. La fibra africana mostrava una permeabilità aumentata. Il capello caucasico mostrava una maggiore capacità di assorbimento dell’acqua con l’aumento dell’umidità ma con una velocità di diffusione lenta. La fibra asiatica appariva più resistente ai cambiamenti di idratazione. myadlm.org
Tradotto: la cuticola dei tre tipi di capello “respira” in modo completamente diverso. Il capello tipo VII-VIII è più permeabile (assorbe e perde acqua rapidamente, da qui il crespo in ambiente umido). Il capello caucasico Tipo II-IV assorbe acqua più lentamente ma in maggiore quantità. Il capello asiatico Tipo I è il più resistente alle variazioni di umidità.
Uno studio successivo del 2013 ha confermato e approfondito questa scoperta.
Lo studio ha rilevato quantità diverse di lipidi nelle composizioni dei capelli etnici e una percentuale più alta di lipidi interni nel capello africano. In questo tipo di capello, la diffrazione assiale della cheratina non era osservabile all’analisi a raggi X, ma dopo la rimozione dei lipidi del capello la cheratina è tornata al suo tipico arrangiamento di impacchettamento. Nelle simulazioni di dinamica molecolare i lipidi si sono mostrati intercalanti tra i dimeri di cheratina, modificandone la struttura. Da questi risultati si assume che la struttura della cheratina può essere influenzata dalla maggiore concentrazione di lipidi nel capello africano. MDhair
Implicazione formulativa: I capelli Tipo VI-VIII rispondono in modo diverso a tensioattivi aggressivi proprio per la loro maggiore componente lipidica strutturale. Una detersione troppo aggressiva non li “pulisce semplicemente”: li destabilizza strutturalmente, rimuovendo lipidi che fanno parte della loro architettura interna.
Porosità della cuticola
La porosità — la capacità del capello di assorbire e trattenere acqua e principi attivi — varia drammaticamente lungo la scala dei tipi.
È vantaggioso per l’industria considerare gli aspetti della porosità del capello dato l’aumento della personalizzazione nella cura del capello. Gli individui con capelli ondulati, ricci o coily hanno più probabilità di avere capelli più porosi rispetto agli individui con capelli lisci. Healio
I capelli lisci, ondulati, ricci e coily hanno geometrie diverse e quindi diversi livelli di porosità del capello. La cuticola è composta da cellule sovrapposte disposte in modo simile a squame. Quanto vicine queste cellule giacciono insieme tipicamente varia secondo il tipo di capello. Come regola generale, le cuticole del capello sono distribuite simmetricamente nei tipi di capello liscio, mentre sono disposte in modo casuale nei capelli ricci e coily. nih
In sintesi:
- Tipo I-II: bassa porosità, cuticole piatte e ben sovrapposte. Difficili da idratare in profondità ma anche difficili da “danneggiare”.
- Tipo III-V: porosità media. Equilibrio favorevole all’assorbimento di trattamenti.
- Tipo VI-VIII: alta porosità, cuticole sollevate e irregolari. Assorbono rapidamente ma perdono altrettanto rapidamente acqua e principi attivi.
Implicazione formulativa: I capelli ad alta porosità (Tipo VI-VIII) necessitano di trattamenti stratificati (il famoso “LOC method”: Liquid – Oil – Cream) per sigillare l’idratazione, perché qualsiasi singolo prodotto evapora rapidamente. I capelli a bassa porosità (Tipo I-II) richiedono ingredienti a basso peso molecolare, applicati eventualmente con calore moderato per facilitare la penetrazione.
Resistenza meccanica
Contrariamente all’intuizione, i capelli più arricciati sono meccanicamente più fragili, non più forti. Ogni torsione del fusto rappresenta un punto di stress meccanico, una vulnerabilità strutturale. Un capello Tipo VIII è geometricamente fragile in modo intrinseco, e questa fragilità si amplifica enormemente con la manipolazione meccanica (spazzolatura, asciugatura ad alta temperatura, acconciature in tensione).
Implicazione formulativa: I capelli Tipo VI-VIII richiedono condizionanti cationici ad alta efficienza, ingredienti emollienti che riducano la frizione tra fibre, e una grande attenzione alle tecniche di manipolazione (pettinatura solo da bagnati, con condizionante, dalle punte verso la radice).
Cosa cambia nella formulazione: una sintesi operativa per il professionista
Riassumiamo ciò che la scienza ci dice, traducendolo in scelte concrete di prodotto.
Per capelli Tipo I-II (lisci, sezione tonda)
Detersione: Tensioattivi delicati ma efficaci. Anionici a basso impatto (sodium cocoyl isethionate, disodium laureth sulfosuccinate) abbinati ad anfoteri. Frequenza di lavaggio frequente possibile, perché il sebo si distribuisce velocemente.
Idratazione: Formulazioni leggere, idrolizzati proteici a basso peso molecolare, niente burri pesanti, sieri leave-in molto fluidi. Attenzione al sovraccarico di silicone che rende il capello “piatto”.
Trattamenti: Maschere settimanali a base d’acqua e umettanti (glicerina, pantenolo). Esfolianti delicati per il cuoio capelluto.
Per capelli Tipo III-V (ondulati e ricci)
Detersione: Tensioattivi delicati, possibilmente con frequenze di lavaggio inferiori (2-3 volte a settimana) per preservare la struttura del riccio. Tecniche di co-washing (lavaggio solo con condizionante) integrabili.
Idratazione: Formulazioni cremose, ricche di umettanti e occlusivi leggeri (olio di jojoba, squalano, burro di karité in piccole percentuali). Definizione del riccio con prodotti a base di polimeri filmogeni.
Trattamenti: Maschere settimanali con burri vegetali e oli ricchi. Importanza di proteine in concentrazioni moderate per supportare la struttura.
Per capelli Tipo VI-VIII (strettamente arricciati)
Detersione: Co-washing prevalente, shampoo veri solo settimanali o quindicinali, formulati senza solfati aggressivi. Predilezione per detergenti a base di betaine, glucoside, sarcosinato. Importante la presenza di umettanti e oli nella formulazione del detergente stesso.
Idratazione: Stratificazione obbligatoria. Burri ricchi (karité, mango, cocco), oli pesanti (avocado, oliva, ricino), leave-in a base cremosa. Tecniche LOC (Liquid-Oil-Cream) o LCO (Liquid-Cream-Oil) per sigillare l’idratazione.
Trattamenti: Oleazione pre-shampoo (champi) per proteggere il fusto durante la detersione. Maschere lipidiche profonde settimanali. Estrema attenzione alla manipolazione meccanica.
La cosmetica multietnica: una sfida formulativa contemporanea
Un dato che la ricerca scientifica ha iniziato a documentare è la crescente realtà delle persone con background multietnico, le cui caratteristiche del capello non rientrano perfettamente in nessuna categoria classica.
Le differenze nelle proprietà dei capelli a seconda dell’etnia sono state ampiamente studiate. Tuttavia, la fusione delle etnie sta diventando sempre più comune in tutto il mondo, in modo che queste definizioni stanno diventando deficitarie. Studi sui capelli di soggetti con background razziale misto non sono stati riportati finora, probabilmente perché le storie degli individui con etnie miste sono troppo diversificate per sviluppare proprietà unificate. Cosmetics & Toiletries
Uno studio del 2019 pubblicato su Cosmetics (MDPI) ha analizzato i capelli di soggetti multietnici e ha riportato una scoperta clinicamente importante:
Il danno severo vicino all’estremità prossimale è ritenuto causato dall’aggrovigliamento dovuto alla presenza di varie fasi di curl. Questo studio riporta le caratteristiche uniche dei capelli di soggetti con etnia mista, che non sono mai state notate negli studi precedenti su soggetti con un background monoetnico. Cosmetics & Toiletries
Tradotto: nei capelli multietnici possono coesistere fasi di curl diverse lungo lo stesso fusto (es. parte ondulata, parte riccia, parte coily). Questo genera punti di stress meccanico aggiuntivi e una vulnerabilità peculiare. Il professionista deve saperli riconoscere e proporre approcci personalizzati che non possono essere “presi a manuale” da nessuna delle categorie classiche.
Cosa significa tutto questo per il salone di tricologia integrata
Tre lezioni operative che ogni professionista dovrebbe portare via da questa analisi.
Prima lezione: superare le classificazioni intuitive. La domanda al cliente non è più “sei caucasico o no?”, ma una valutazione biofisica diretta: che diametro ha il tuo fusto? Quale tipologia di curl secondo De La Mettrie? Quale porosità? Questi sono dati osservabili in 5 minuti di consulenza, e fanno la differenza tra un consiglio generico e un protocollo personalizzato.
Seconda lezione: educare il cliente alla logica strutturale. Il cliente che capisce perché il suo capello ha bisogno di certi prodotti diventa un cliente fedele e formato, non un acquirente passivo di promesse. La narrazione biofisica (“il tuo follicolo è ellittico, quindi il tuo sebo non scende fino alle punte: per questo le tue lunghezze sono secche pur con un cuoio capelluto oleoso”) è didattica potentissima.
Terza lezione: la formulazione è un linguaggio. Conoscere la struttura biofisica del capello permette al professionista di leggere un’etichetta INCI con criterio, di proporre prodotti realmente adatti, di evitare di vendere “tutto a tutti”. È competenza tecnica avanzata, ed è esattamente ciò che differenzia un parrucchiere generico da un tricologo cosmetico.
In sintesi
Otto categorie, una scienza unificata. La classificazione internazionale di De La Mettrie ha liberato la tricologia cosmetica da una vecchia gabbia etnica che non rendeva giustizia alla complessità reale dei capelli del mondo. Ma ha anche aperto una nuova responsabilità per il professionista: non esistono più cosmetici universali. Esistono protocolli personalizzati, basati sulla struttura biofisica del singolo cliente.
Per chi opera nel settore tricologico cosmetico, padroneggiare queste otto categorie — la loro biologia, la loro chimica di superficie, la loro risposta ai tensioattivi e ai condizionanti — è oggi una competenza non più opzionale. È la base scientifica su cui costruire ogni consulenza seria, ogni protocollo terapeutico, ogni proposta cosmetica realmente personalizzata.
La domanda finale che ogni professionista dovrebbe porsi non è “che prodotto vendo a questo cliente?”, ma “che capello ho davanti, e cosa la scienza mi dice di come trattarlo?”. La differenza tra le due domande è la differenza tra un salone qualunque e un centro tricologico di valore.
Fonti principali:
- De La Mettrie R. et al., Shape Variability and Classification of Human Hair: A Worldwide Approach, Human Biology, 79(3):265-281, 2007 — https://doi.org/10.1353/hub.2007.0045
- Loussouarn G. et al., Worldwide diversity of hair curliness: a new method of assessment, International Journal of Dermatology, 46(s1):2-6, 2007 — https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17919196/
- Oliver R. et al., Ethnic hair: Thermoanalytical and spectroscopic differences, Skin Research and Technology, 26(4):501-509, 2020 — https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/srt.12842
- Cruz C.F. et al., Keratins and lipids in ethnic hair, International Journal of Cosmetic Science, 35(3):244-249, 2013 — disponibile su PubMed
- An Overview on Hair Porosity, New York Society of Cosmetic Chemists (NYSCC), 2024 — https://nyscc.org/blog/an-overview-on-hair-porosity/
- Sakai N. et al., Unique Hair Properties of Subjects with Multi-Racial Background, Cosmetics (MDPI), 6(2):36, 2019 — https://www.mdpi.com/2079-9284/6/2/36
- Hair Under the Microscope, International Society of Hair Restoration Surgery — https://ishrs.org/hair-under-the-microscope/

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Sono Elena Pozzan, Formatrice e Fondatrice di Accademia di Tricologia…
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