"Prova a fermarti un secondo prima di quella frase...."

Tre parole che abbassano la tua competenza: “è la menopausa”

Hai davanti una donna di cinquantadue anni che ti mostra la riga con lo specchio di dietro. Ne hai avute cento così. Sai già cosa dirà, lo dice: “da quando non ho più il ciclo, i capelli non sono più quelli”. E sai già cosa risponderai, perché te l’hanno insegnato bene e te l’hanno insegnato in tanti: “eh, è la menopausa”. Poi il trattamento, il ciclo di sedute, magari un integratore.

Prova a fermarti un secondo prima di quella frase. Non perché sia falsa. Perché è una porta che si chiude. “È la menopausa” dice alla cliente che il fenomeno è inevitabile e uniforme, e dice a te che non c’è altro da capire. Nessuna delle due cose è vera, e la dispensa del corso su menopausa e tricologia lo mette in una riga che vale un semestre: dire “è la menopausa” è troppo semplice.

Quello che segue sono le tre cose che quella frase ti impedisce di vedere.

“Non sono più quelli” vuol dire tre cose diverse

Fai questa prova con le prossime tre clienti che ti diranno che i capelli “non sono più quelli”, e chiedi a ciascuna di essere precisa. Scoprirai che stanno parlando di fenomeni che non hanno niente in comune.

La prima trova capelli ovunque: sul cuscino, nella doccia, sulla spazzola. È una caduta. Se la guardi al tricoscopio vedi una densità ridotta un po’ dappertutto, senza un disegno centrale, con capelli di calibro abbastanza uniforme. Un effluvio telogen ha questa faccia, e ha un orologio che Kligman ha regolato nel 1961: la caduta compare due o tre mesi dopo l’evento che l’ha spinta. La donna che ti parla a ottobre ha il suo evento in estate, e non lo collega perché in estate stava bene.

La seconda non perde più capelli del solito. Quello che vede è la pelle attraverso la riga. Al tricoscopio trovi capelli grossi, medi e finissimi uno accanto all’altro: la variabilità di calibro ha un nome, anisotrichia, ed è il segno che lo stesso follicolo, ciclo dopo ciclo, produce un capello più sottile e per meno tempo. È la miniaturizzazione dell’alopecia androgenetica femminile, e Starace, Piraccini e il gruppo di Bologna, nel 2020, insistono su un punto che il tuo corso aziendale non ti ha detto: nella donna questo quadro compare spessissimo con androgeni nel sangue del tutto normali, perché conta la sensibilità locale del follicolo, non il numero sul referto. Uno studio su 178 donne in postmenopausa pubblicato su Menopause nel 2022 l’ha trovata nel 52,2% del campione, quasi sempre in forma lieve, con una frequenza che cresce con l’età e con il peso. È un ambulatorio specifico, non la regola, ma ti dice che a cinquant’anni, davanti a una riga che si allarga, la miniaturizzazione è la prima ipotesi da verificare. Il “ridensificante” uguale per tutte non la verifica.

La terza ha i capelli che “non crescono più”. Li guardi sulle lunghezze e vedi punte irregolari, capelli spezzati a altezze diverse. Non hanno finito il ciclo: hanno ceduto a una tinta, a una piastra, a una spazzolatura su una fibra che con l’età ha meno lipidi e meno elasticità. La rottura si vede a occhio, se smetti di guardare solo la riga.

Tre donne, tre fenomeni, e la frase “è la menopausa” li avrebbe appiattiti in uno. Possono anche sommarsi, e questo è il caso più frequente in salone: una miniaturizzazione lenta che diventa visibile di colpo dopo un effluvio, con la cliente che attribuisce tutto all’evento recente mentre il tricoscopio mostra una variabilità di calibro che era lì da anni. Non sei obbligato a scegliere una sola spiegazione.

Separare i tre fenomeni ti costa cinque minuti e una fotografia fatta sempre allo stesso modo: stessa luce, stessa riga, capelli asciutti, stessa angolazione. Tra tre mesi quella foto varrà più della memoria tua e della sua messe insieme.

Cosa è successo, e quando

“Da quando non ho più il ciclo” sembra una data. Non lo è. La menopausa si definisce a posteriori, dopo dodici mesi senza mestruazioni, ma la transizione comincia anni prima, e in quegli anni gli estrogeni non scendono in linea retta: oscillano, e un singolo dosaggio racconta poco. I medici usano il sistema STRAW+10, aggiornato da Harlow e colleghi nel 2012, per mettere ordine in quelle fasi. A te serve solo il concetto: non c’è un interruttore, c’è un periodo lungo in cui succedono molte cose insieme, e alcune toccano i capelli più degli estrogeni.

Le vampate, per esempio. Lo studio SWAN, su 1.449 donne, le ha seguite nel tempo: durano in mediana 7,4 anni, e proseguono per oltre quattro anni dopo l’ultima mestruazione. Non una fase, un pezzo di vita. Una donna che suda ogni notte per anni fa una cosa prevedibile: lava i capelli più spesso, spesso con un detergente “antigrasso” perché si sente sporca. Il cuoio capelluto, che in menopausa trattiene meno acqua e meno lipidi, come Zouboulis e Blume-Peytavi descrivono nella revisione del 2022 su Climacteric, risponde con prurito e tiraggio. Lei sente prurito e lava di più. Il sudore non fa cadere i capelli; la risposta cosmetica al sudore, protratta per mesi, irrita una cute che ha meno difese di prima. Questa catena la spezzi con una domanda sola: “quante volte lavi i capelli, e con cosa?”.

Poi c’è il peso. Molte donne vedono la pancia cambiare forma e tagliano: pochi carboidrati, poche proteine, nove chili in tre mesi. Un calo rapido è uno dei contesti classici che precedono un effluvio telogen, e nella mezza età porta via anche massa muscolare, che è l’ultima cosa da perdere. La dispensa lo dice in una riga che dovresti incorniciare: proteggere nutrizione e muscolo evita di aggiungere stress nutrizionale a una fase già complessa.

E ci sono gli integratori che la cliente prende già. “Prendo qualcosa per i capelli” quasi mai viene considerato parte della storia, e invece lo è. Biotina ad alte dosi: Patel e colleghi, nel 2017, non hanno trovato un beneficio sui capelli in chi non ha una carenza vera, mentre ad alte dosi può falsare alcuni esami di laboratorio. Selenio in eccesso: associato a fragilità delle unghie e caduta. Zinco prolungato ad alte dosi: interferisce con il rame. Una donna che assume tre cose “per sicurezza” e a cui nessuno ha mai chiesto quali, è una donna a cui non devi aggiungere la quarta.

La domanda che tiene insieme tutto questo è una, e va collocata nel tempo: negli ultimi tre o quattro mesi cosa è cambiato nel sonno, nel peso, nell’alimentazione, nei farmaci, negli integratori, nella vita? “Sei stressata?” fa rispondere sì a chiunque e non ti dà niente.

Quale parte è tua

Qui si decide se fai il tecnico o fai il danno, e la risposta sta tutta in quello che dici e in quello che non dici.

Non dici “è la menopausa”. Dici qualcosa di più preciso e più utile, che la dispensa suggerisce quasi parola per parola: questa fase può rendere più visibile una predisposizione del follicolo che prima era compensata; osserviamo come cambiano calibro e distribuzione. Non promette niente, non nega niente, e restituisce alla donna qualcosa da fare invece di qualcosa da accettare.

Non dici “è normale”. Statisticamente lo è; lei lo sente come “rassegnati”. Dici che in questa fase alcuni cambiamenti diventano più frequenti e che vale la pena capire cosa sta succedendo nel suo caso.

Non dai l’integratore. Chiedi cosa prende, le spiegni che “popolare” e “dimostrato” sono due parole diverse, le dici che una carenza documentata di ferro o di vitamina D va corretta con chi la può dosare. La dose la decide un altro.

Non rispondi a “secondo te dovrei iniziare gli ormoni, per i capelli?”. Te lo chiederanno, prima o poi, e la risposta che puoi dare è questa: il follicolo è sensibile agli estrogeni, Ohnemus e Paus lo hanno documentato nel 2006 su Endocrine Reviews, ma gli studi sulla terapia ormonale e i capelli sono pochi e non danno risposte uguali per tutte, e i capelli non sono un motivo per iniziare o evitare una terapia che si decide su età, sintomi, rischi e storia clinica. Lei ne parla con chi segue la sua menopausa; tu annoti se e quando la inizia, perché quella data entra nella linea del tempo dei suoi capelli.

E c’è una situazione in cui smetti di fare il tecnico e fai il semaforo. Una donna di sessantun anni ti chiede un trattamento “energizzante” per un’attaccatura che si svuota. Guardi: la linea frontale arretra a banda, la cute dietro è liscia perché non si vedono più i piccoli orifizi da cui escono i capelli, c’è un rossore attorno a quelli rimasti, e le sopracciglia si sono diradate. Non le vendi niente. La mandi da un dermatologo, in fretta, perché l’alopecia fibrosante frontale è cicatriziale e il follicolo che si perde non torna. Lo stesso vale per la donna in terapia oncologica: inibitori dell’aromatasi e tamoxifene possono accompagnarsi a un assottigliamento simile all’androgenetica, come Freites-Martinez e Shapiro hanno descritto su JAMA Dermatology nel 2018, e il tuo ruolo è sostenere cute e fibra, mai commentare la terapia.

Il sabato mattina, con la riga nello specchio

La cliente di cinquantadue anni è ancora lì. Cosa fai, concretamente, con quello che sai adesso?

Guardi la riga al tricoscopio e le mostri i tre calibri, con parole sue: “vedi, qui ci sono capelli grossi e capelli sottilissimi vicini; è questo che fa vedere la pelle, più di quanti ne cadono”. Fai la fotografia con le regole che userai tra tre mesi.

Le chiedi quante volte lava i capelli e con cosa, e le spieghi la catena sudore, lavaggio, cute che tira. Le proponi una detersione adatta alla cute di oggi, non a quella di dieci anni fa: acqua meno calda, un detergente che rispetti una barriera più fragile, un risciacquo accurato. Non “lavare meno”: lavare quanto serve.

Le chiedi della dieta e degli integratori, e scrivi tutto con la data. Le dici che nove chili in tre mesi, una caduta due mesi dopo e le notti sudate sono una sequenza da raccontare al suo medico prima di qualunque percorso con te. Le dici che la biotina che prende non ha dimostrato quello che la scatola promette.

E poi le proponi un percorso cosmetico coerente con quello che hai visto: una cute secca e un fusto sottile vogliono una detersione e un nutrimento diversi dal ridensificante per tutte; una cute grassa, perché anche quella esiste in menopausa e la dispensa ti avverte di non dedurre la cute dall’età, ne vuole un altro. Con un controllo a tre mesi, foto contro foto, e un rinforzo che si basa su quello che si vede: “qui c’è ancora variabilità di calibro, ma rispetto alle immagini precedenti la densità non è peggiorata e ci sono capelli corti di nuova emergenza in più zone”. La precisione rassicura più della rassicurazione.

Niente di tutto questo le restituisce la riga di dieci anni fa, e glielo dici. Tutto insieme le dà un tecnico che sa cosa guarda, un medico informato di quello che hai visto, una routine che le restituisce ordine invece di ansia, e il permesso di smettere di fotografare la scriminatura ogni mattina. Tra questo e le dodici sedute c’è la differenza tra un corso aziendale, che ti forma a usare un prodotto, e una formazione.

Due domande, per chiudere.

A chi continua a proporre il “ridensificante” uguale per tutte le donne sopra i cinquanta: quante delle loro clienti hanno visto un medico prima della prima seduta, e quante hanno smesso di parlare dei loro capelli perché hanno capito che era inutile?

A te: l’ultima volta che hai detto “è la menopausa”, cosa hai chiesto dopo?

Se vuoi imparare a separare caduta, miniaturizzazione e rottura, a costruire una linea del tempo e a sapere dove finisce il tuo lavoro e comincia quello del medico, l’Accademia di Tricologia insegna questo da anni, con le fonti sul tavolo, da prima che la parola “integrato” finisse sui volantini.

Fonti

  • Harlow SD, Gass M, Hall JE, et al. Executive summary of the Stages of Reproductive Aging Workshop +10. Menopause. 2012;19(4):387-395. PMID 22343510.
  • Starace M, Orlando G, Alessandrini A, Piraccini BM. Female androgenetic alopecia: an update on diagnosis and management. Am J Clin Dermatol. 2020;21(1):69-84. PMID 31677111.
  • Chaikittisilpa S, et al. Prevalence of female pattern hair loss in postmenopausal women: a cross-sectional study. Menopause. 2022. PMID 35357365.
  • Kligman AM. Pathologic dynamics of human hair loss. I. Telogen effluvium. Arch Dermatol. 1961;83:175-198. PMID 13756813.
  • Avis NE, Crawford SL, Greendale G, et al. Duration of menopausal vasomotor symptoms over the menopause transition. JAMA Intern Med. 2015;175(4):531-539. PMID 25686030.
  • Zouboulis CC, Blume-Peytavi U, Kosmadaki M, et al. Skin, hair and beyond: the impact of menopause. Climacteric. 2022;25(5):434-442. PMID 35377827.
  • Ohnemus U, Uenalan M, Inzunza J, Gustafsson JA, Paus R. The hair follicle as an estrogen target and source. Endocr Rev. 2006;27(6):677-706. PMID 16877675.
  • Freites-Martinez A, Shapiro J, Chan D, et al. Endocrine therapy-induced alopecia in patients with breast cancer. JAMA Dermatol. 2018;154(6):670-675. PMID 29641806.
  • Patel DP, Swink SM, Castelo-Soccio L. A review of the use of biotin for hair loss. Skin Appendage Disord.2017;3(3):166-169. PMID 28879195.
  • Gupta AK, Economopoulos V, Mann A, Wang T, Mirmirani P. Menopause and hair loss in women: exploring the hormonal transition. Maturitas. 2025;198:108378. PMID 40318238.

Ciao,

Sono Elena Pozzan, Formatrice e Fondatrice di Accademia di Tricologia…

Per portare le  competenze ad un livello successivo diventa un TECNICO TRICOLOGO

COMPILA IL MODULO INFORMAZIONI

NON PERDERTI I PROSSIMI ARTICOLI